AREA STORICO-DIDATTICA DEL "TRINCERONE" - "KOPFSTELLUNG"
PRIMA LINEA DELLA GRANDE GUERRA 1915-1918 SUL MONTE ZUGNA

LA GUERRA: COSTRUZIONE DEL PAESAGGIO FORTIFICATO

Nel corso della terza guerra d’indipendenza italiana (1866) le avanguardie dei garibaldini, dopo la battaglia di Bezzecca, arrivarono nei sobborghi di Riva del Garda; le avanguardie della divisione Medici, risalita la Valsugana, arrivarono al Cirè di Pergine e a Valsorda, tra Mattarello e Vigolo Vattaro; entrambe stavano puntando su Trento ma vennero fermate dall’armistizio che la Prussia, alleata dell’Italia, firmò con l’Austria-Ungheria. Per proteggere Trento, centro strategico del Trentino, l’esercito austro-ungarico costruì una cintura di forti. Quando, agli inizi del ventesimo secolo, queste costruzioni furono completate, venne iniziata la progettazione di fortezze a protezione diretta dei confini. Per ragioni di bilancio, queste opere vennero costruite sugli altipiani di Lavarone e di Folgaria, a Riva del Garda, in Valle del Chiese e al passo del Tonale, mentre la costruzione delle opere destinate alla protezione del basso Trentino e della Valsugana venne rimandata. Il Monte Zugna, assieme al Monte Altissimo di Nago, al Monte Vignola, a Pozzacchio e al Monte Pasubio, rientrava nei piani di fortificazione delle frontiere del basso Trentino, allora Tirolo, predisposti dall’esercito austro-ungarico; dopo il 1910 venne iniziata la costruzione di opere che dovevano costituire tale fortificazione. Quando il 28 luglio 1914 l’Austria-Ungheria, per i fatti di Sarajevo, dichiarò guerra alla Serbia, mobilitò il suo esercito, dato che anche la Russia entrò nel conflitto. Con la mobilitazione i lavori vennero sospesi causa la mancanza di manodopera.

Delle opere previste sullo Zugna oggi rimangono la strada Albaredo Malga Zugna e, nella parte sommitale, i ruderi delle caserme, l’impluvio artificiale per la raccolta dell’acqua, i filtri per la depurazione e due delle tre vasche deposito (questo impianto oggi fornisce l’acqua, per scopi igienico sanitari, al Rifugio Monte Zugna). All’inizio di agosto 1914 l’Italia, alleata dell’Austria-Ungheria e della Germania con un trattato difensivo, si dichiara neutrale. Nel settembre 1914, l’Austria-Ungheria per timore che l’Italia le dichiari guerra, inizia i lavori di costruzione di una linea difensiva lungo il confine meridionale. Nel basso Trentino per risparmiare uomini e mezzi, decide di abbandonare la difesa del confine politico e di portarsi sulla linea di corda, formata dal versante nord della Valle di Terragnolo, Rovereto, alture meridionali del Monte Biaena e della Valle di Gresta, Passo S.Giovanni, Riva del Garda. Il 24 maggio 1915 l’Italia entra in guerra contro l’Austria-Ungheria; nel Trentino meridionale, non trovando opposizione, l’esercito italiano avanza facilmente fino a portarsi, all’inizio del 1916, quasi alla periferia di Rovereto. Nei piani di guerra dell’Austria-Ungheria contro l’Italia era prevista un’offensiva, portata contemporaneamente su due fronti, una dalla zona di Caporetto verso Udine l’altra dalla zona del basso Trentino, con due colonne: una per la valle Leogra su Schio, l’altra dalla Valle d’Astico su Thiene; per puntare poi unite su Padova, bloccando ogni comunicazione, stradale e ferroviaria, con il Friuli, dove era concentrato il grosso delle truppe italiane.

Il 15 Maggio 1916 inizia la STRAFEXPEDITION. Partendo dalla zona di Rovereto e per poter percorre le strade della Vallarsa che portano verso Schio gli austro-ungarici decisero anche di occupare il costone Zugna – Cima Posta. Dopo un iniziale successo il giorno 18 maggio vennero fermati al “Trincerone” da dove gli italiani, con delle artiglierie, controllavano il traffico delle strade della Vallarsa bloccando di fatto la puntata su Schio. La fermata al “Trincerone” fu definitiva, e i due eserciti organizzarono il loro nuovo fronte. Specialmente da parte italiana venne compresa l’importanza strategica del possesso del Monte Zugna, quale controllo per le strade che portavano nella pianura padano-veneta. Fu questo il motivo che portò alla realizzazione di ben cinque linee parallele di difesa, tra il “Trincerone” e Malga Zugna, e alla costruzione, sulla sua sommità, di un forte caposaldo. In questo modo il Monte Zugna divenne la montagna più fortificata dell’intero fronte tra l’Italia e l’Austria-Ungheria. I due fronti avevano un andamento est ovest; la strada Albaredo Malga Zugna, percorre invece la direzione nord-sud, questo produce una lunga sezione dei due schieramenti difensivi, unico esempio che si riscontra sul lungo fronte, (600 km), tra il Corno dei Tre Signori (confine austro italo svizzero) ed il Carso di Monfalcone.

Percorrendo la strada si trovano infatti, in successione dalle retrovie alle prime linee, postazioni di artiglierie di grosso, medio e piccolo calibro, postazioni di bombarde, postazioni di mitragliatrici in caverna, piani di baracche, vasche di deposito e stazioni di pompaggio di acquedotti, stazioni di teleferiche, centrali telefoniche e telegrafiche, caverne deposito, camminamenti, tre successive linee di sbarramento per parte austro-ungarica e cinque per parte italiana, crateri di colpi d’artiglierie di vario calibro, 1500 metri di gallerie solamente sotto le prime linee, altre gallerie che connettevano ricoveri con trincee del caposaldo italiano, comandi, posti di medicazione, cimiteri e altri apprestamenti militari. La fitta presenza di trincee, camminamenti, gallerie, postazioni di artiglieria e altre opere ha prodotto un paesaggio che si è sovrapposto al paesaggio naturale della montagna, sfruttandone le caratteristiche e diventando esso stesso naturale. Riguardo a questa articolazione si è deciso di intervenire, in accordo con il Museo della Guerra di Rovereto, sulla zona delle prime linee, in quanto maggiormente rappresentativa dal punto di vista storico, culturale e didattico.