Con il progetto, si vuole leggere nuovamente l’articolazione e il carattere del paesaggio fortificato e, quindi, della montagna. Si interviene su di un area di c.ca 3,5 ettari, centrata sulle due opposte prime linee, delimitata a valle dalle immediate retrovie austro-ungariche (ingresso strada forestale “Foraora”) e a monte da quelle italiane; a ovest dal salto di quota verso la Vallagarina e a est lo strapiombo sulla Vallarsa, per una lunghezza di c.ca 400 m e larghezza di c.ca 80 m. Questa delimitazione permette anche di leggere le caratteristiche del luogo: il frastagliato e strapiombante fianco verso la Vallarsa opposto al declivio verso la Vallagarina. Il progetto lavora sull’area e sui manufatti, mostrando come essi non sono elementi isolati ma fanno parte di un sistema più complesso che lavora ad una scala territoriale (l’area delle prime linee) connessa con la scala paesaggistica della montagna e la montagna a sua volta è relazionata alla scala geografica con le montagne circostanti, teatro del fronte trentino.
La prima operazione ha riguardato il ristabilire le relazioni visive interne all’area e verso il contesto. Si è operato un deciso taglio del bosco con una precisa gerarchia: massimo tra le due opposte prime linee, che tornano nuovamente a guardarsi; un diradamento sulle retrovie, in corrispondenza dei manufatti.
Il taglio del bosco, operazione apparentemente semplice, riporta alla luce il tema cruciale delle distanze, altrimenti negato dalla vegetazione: le opposte trincee distano circa 150 metri una dall’altra ma gli avamposti solo 40 metri; tale vicinanza si riscontra in pochi altri settori del fronte italo-austriaco.
I manufatti sono stati identificati, mappati, ripuliti dalla vegetazione e dai detriti, e, letti in successione, ripropongono l’immagine dell’articolazione complessiva di questo tratto di fronte.
Nei punti dove le trincee e i camminamenti tagliavano la sede stradale, ne è stato messo in evidenza il tracciato, mediante un inserto di calcestruzzo nell’asfalto della strada.
Per due manufatti in particolare , il “Trincerone” italiano ed il “Kopfstellung” -”Baracchino” austro-ungarico, si è progettato un intervento più importante. Il “Trincerone” italiano è stato il manufatto che, resistendo agli attacchi, ha permesso l’arresto dell’offensiva austro-ungarica del maggio 1916, la Strafexpedition. Costruito nell’estate del 1915, era in posizione dominante rispetto alle linee nemiche: controllava la strada della Vallarsa e, sul fronte opposto, spalleggiato delle postazioni di artiglieria sul Monte Baldo, è divenuto un muro insormontabile. Prima dell’intervento, esso giaceva totalmente nascosto e irriconoscibile, ricoperto da detriti e vegetazione, che raggiungevano la sommità dei pochi resti di murature. Una accurata pulizia ha riportato alla luce i brani di muratura esistenti, raggiungendo il piano di calpestio originale; la limitatezza dei tratti di muratura rinvenuti, l’assenza della parte superiore del muro con la serie di feritoie (ne rimanevano solo 4), unita alla posizione del manufatto, in alto rispetto a tutto il sistema trincerato, non consentivano, con la sola pulizia, una sua corretta lettura e individuazione. Sulla base della documentazione storica e sui rinvenimenti effettuati sul posto, si è operata una proposta per il suo restauro. La muratura esistente è stata ripulita e consolidata; sopra di essa, per un tratto limitato del muro, si è riproposta la parte mancante. Il nuovo è stato staccato dall’esistente per mezzo di una rientranza nella muratura e mediante l’utilizzo di un calcestruzzo nuovo, con una superficie differente per non creare confusione tra le due parti che rimangono sempre perfettamente distinguibili. Il grado di finitura della superficie del nuovo darà spazio nel tempo all’aggressione (solo superficiale) della natura del luogo.
L’altro luogo simbolo è la trincea di prima linea austro-ungarica del “Kopfstellung”, dagli italiani denominata del “Barac-chino”; qui esisteva un manufatto costruito in legno misto ad acciaio, del quale ora non rimane più nulla. Nella sua sede si è realizzato uno spazio didattico-informativo pensato nella forma, di-mensioni e proporzioni della trincea originale. Il nuovo intervento è stato realizzato in acciaio verniciato, di lunghezza totale pari a 6 m. Nelle pareti della nuova trincea ci sono due tipi di “feritoie”: una – simbolica - che guarda alla storia: pannelli serigrafati con immagini e testi descrittivi che trattano da un lato il tema della prima linea, dall’altro l’articolazione delle retrovie, la fortificazione della montagna. L’altro tipo di feritoia è reale, guarda verso quelle che sono state le prime linee nemiche.
Gli interventi su “Trincerone” e “Baracchino” pongono la questione del significato del tema del recupero, inteso come tornare a vedere, vedere nuovamente (recuperare, ricuperare); la parola nuovamente implica che l’oggetto che viene riveduto venga riconosciuto nella sua forma ma qualcosa, dopo una distanza temporale e culturale di circa 100 anni, cambi. In questo caso, cambia il significato: da trincea diventa spazio didattico-informativo; viene reinterpretata la forma ma ne viene necessariamente mutato il significato. Si pone poi un'altra questione: il tema del ricordo contrapposto a quello della nostalgia. Il ricordo (ricordare ha la stessa radice etimologica di ricuperare-recuperare), lavorando sul piano dell’immagine, fa riferimento al tema dell’oggettività; per contro la nostalgia, lavorando sul piano personale, la soggettività. Nel progetto si è cercato di evitare qualsiasi intervento di tipo nostalgico (soggettivo), basandosi su una rilettura critico-interpretativa delle immagini che i manufatti e l’area nel suo complesso propongono. Che senso ha riproporre l’immagine di una trincea oggi, stare in trincea in questo luogo? Dalle feritoie si torna a fissare (si “difende” con lo sguardo) l’immagine del paesaggio, dimenticata, per riproporne e riscoprirne il carattere.
Il percorso di visita forma un anello lungo 1.500 metri, con un dislivello di circa 90 metri. Questo si sviluppa camminando all’interno di trincee e dei camminamenti, accompagnati da tabelle che, con gradualità di contenuti, illustrano le questioni generali, passando dalle panoramiche che riconnettono con il contesto geografico, alle tabelle puntuali che descrivono e illustrano i singoli manufatti. Lasciata l’automobile in prossimità dell’ingresso della strada forestale della “Foraora”, si incontra subito la prima tabella, di carattere generale. Si parte dalle postazioni austro-ungariche e, imboccando il camminamento in salita, si arriva alla prima linea. Da lì il bosco rado permette un primo sguardo sulle linee italiane e, sullo sfondo, al “Trincerone”. Raggiunto l’avamposto austriaco dei “Sassi Bianchi” e attraversata la “terra di nessuno”, si costeggia l’Avamposto italiano di sinistra del “Trincerone”. Una breve salita conduce alla “Galleria D”. Seguendo la strada si tocca lo “Sbarramento Intermedio”, lo si percorre girando a sinistra e si giunge sul crinale della Vallarsa. Da lì, seguendo un altro camminamento, si ritorna al “Trincerone”. Da quel punto, l’assenza di vegetazione permette di vedere Trento, uno degli obiettivi della guerra italiana. Si percorre il “Trincerone” e la strada fino all’Avamposto italiano di destra. Si attraversa di nuovo la “terra di nessuno” e si raggiungono gli avamposti austro-ungarici del “Baracchino”. Lungo il crinale si notano ingressi di gallerie e caverne; percorrendo un camminamento, si torna alla prima linea austro-ungarica da dove, usciti sulla strada e costeggiando una postazione di mitragliatrice, si raggiunge, percorrendo un camminamento, il punto di partenza dell’itinerario.